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MPG35 – 5.12.12 – Progetto G.I.S.E.: Riepilogo(1)

6 Dicembre 2012 Nessun commento

Giuro che non l’ho fatto apposta: mentre scrivevo nel titolo la parola RIEPILOGO, mi è venuto un dubbio, sono andato a controllare il contatore del blog, ed ho trovato il valore 6.019: vi ringrazio per l’attenzione che avete dedicato a queso “giornale informatico”, ed ovviamente confido in una partecipazione anche maggiore in futuro.

1. -Avevo preso l’impegno, nel MSG15,  che quando avessimo raggiunto le 6000 visite avrei scritto al Presidente Napolitano, chiedendogli di fare emettere una serie di BTF, Buoni del Tesoro Finalizzati, a tre anni, per un totale di € 300.000, denominati”BTF-1 - PAGAMENTO DEI FORNITORI CHE VANTANO CREDITI DALLO STATO”: e l’impegno rimane, ma deve essere procrastinato, perchè – applicando di nuovo il /MDE) che già conoscete – la cifra di 6.000 può significare tante cose:                                                                                                   ESTREMO  SUPERIORE: 6.000 visitatori, che sono entrati una sola volta nel blog, restandovi non più di 10 minuti; assumendo che tutti acquistino quei BTF-1, andrebbero a spendere in media € 50 ciasuno: cifra poù che accettabile, anche in questi tempi duri; ESTREMO INFERIORE: i visitatori hanno letto tutti i 34 messaggi del blog, restando su ognuno 20 minuti: allora quei visitatori sono meno di 100: ed anche assumendo che tutti acquistino quei BTF-1, la cifra che ciascuno dovrebbe versare per esaurire l’emissione da € 300.000 sarebbe,  in media, superiore ad € 3.000, e questa mi sembra una cifra eccessiva.                                             Ovviamente, il sistema fuenziona anche nella direzione opposta: se voglio che il contributo medio all’inziativa del BTF-1 non superi gli € 300, dovrò trovare 1.000 partecipanti: questi, a parità di altri parametri, e con X = 34 ( numero dei messaggi pubblicati ), darebbero un numero di visite pari a circa v=57.000. Ma il valore X non è costante, cresce man mano che si pubblivano nuovi messaggi: perciò io rggiungerò il mio obiettivo solo nel momento in cui raggiungerò un numero di visite v = 57.000*Y/X, dove Y>X è il numero di messggi pubblicato fino a quel momento. Capite ora perchè il proselitismo è così importante?

Ho provato a chiedere al provider del blog, la società TISCALI, se fosse possibile inserire fra i widgets ( le applicazioni d’interfaccia con i lettori ) anche un pulsante “MI PIACE”, come ha ad esempio Facebook: per ora non c’è, ma stanno pensando di realizzarlo. Con quel pulsante, sarebbe facile capire, dal totale P dei “MI PIACE”, quale sia l’interesse che il blog suscita nei suoi lettori; confrontando poi quel totale P dei “MI PIACE“. Con un totale delle visite v=6.000, e con X = 34 messaggi pubblicati, e chiamando:                           t/10 = tempo medio di letturai in minuti per ogni visita                    /        M = numero medio di messaggi letti da ogni visitatore           /       MP =  percentuale media dei “MI PIACE” sul totale dei messaggi letti da tutti i visitatori                                      /                                             si arriva a definire il numero dei visitatori  V con un sistemino lineare di quattro equazioni nelle quattro incognite V, M, t e MP, basato sulle semplici relazioni:

v=6.000 = V*M*t/10                                 P= V*M*MP                            M =(6.000*t/10)/X*V                                      t = (V*M*t/10)/X*V

da cui derivano      t(POT 2) = 100*X                            V*M = X/(t710)                      M =( v*t/10)/X                 V*M = v/(t/10)

dove, con X=34, dalla prima e terza relazione si ricavano  t = 18 min citca, e M= 32 messaggi letti in media da ogni visitatore, da cui è facile desumere che i visitatori sono circa V=105: per cui il mio conto approssimato di prima era praticamente esatto. E’ chiaro che 105 lettori sono un pò pochini per qulsiasi inziativa:.ciononostante, sono molto fiero di quei 105 audaci, che sono stati così  “tosti”, da leggere praticamente tutti i miei messggi: e, siccome mi conosco, so cosa questo significhi. Raccomando quindi loro di far fruttare quel loro coraggio, e di iniziare a fare proseliti, usando magari questo RIEPILOGO per “rompere il ghiaccio“.  (N.B.: per calcolare la percentuale MP, occorre evidentemente conoscere P, che è il valore che ci manca ).

2.- Lo scopo di questo RIEPILOGO è di organizzare un pò le tante idee che abbiamo visto  nei 34 messaggi pubblicati finora su questo blog. Credo che ormai sia chiaro come l’approccio del Pogetto G.I.S.E. ai problemi del Paese sia abbastanza “fuori dal coro”: se dovessi definirlo con una sola frase, credo che sceglierei questa: “Tutti i problemi che possono essere espressi tramite un  defaukt <d> ( vedasi il messaggio MPG8 ) vanno risolti con un <SI>, un Sistema Informatico, riservando l’intervento delle istituzioni responsabili solo ai casi di <ddd>, o Deviazioni dal Default“.  Questo perchè, come abbiamo visto, il termine default è sinonimo di “gestione automatizzata” tramite il Sisdtema Informatico <SI>: e. come sappiamo, la gestione informatica è sempre in tempo reale, e sicura, e intoccabile, e – soprattutto – non manipolabile ( che significa, nella pratica, non corruttibile ).

3.- Come primo esempio dell’uso dell’informatica per risolvere i nostri problemi, vi ho mostrato come essa permetta di rovesciare completamente i canoni classici della politica, prospettando una situazione nella quale i cittadini italiani si riapproprino del potere politico, distribuito a ciascuno di essi con il meccanismo della Deliverance, pronti a riaggregarlo in un attimo, se necessario, grazie al meccanismo complementare della Concurrence: con il grande vantaggio, per i cittadini, di poter decidere direttamente cosa fare, qundo, e come, e di lasciare poi l’incarico di realizzare quanto da essi deciso ad un Governo tecnico-ammini-strativo, che verrà valutato non sulle sue scelte politiche ( che restano nelle mani dei cittadini ), ma sulla sua capacità di operare con la Trasparenza <T> necessaria a permettere a tutti i cittadin non di accettare, ma di capire e decidere. E tutto questo applicando il motto: “TUTTI PER UNO; UNO PER TUTTI”

4.- Per aiutare i cittadini a capire, ed assisterli in questa trasformzione epocale della società italiana, vi ho illustrato le caratteristiche ed i compiti principali del (SGN), o Servizio G.I.S.E. Nazionale, che potremmo definire sia come “l’interprete fedele dei principi del Progetto G.I.S.E. nella vita di tutti i giorni”, sia come “il servizio di interfaccia dei cittadini con le istituzioni, e quindi con lo Stato”: servizio al quale essi potranno rivolgersi per qualunque loro necessità, trovando a loro disposizione un piccolo esercito di lauraeti in legge e/o esperti informatici, sempre disponibili, 24 ore su 24, ad ascoltarli ed assisterli.

5.- Poi, immaginando le difficoltà che molti di voi incontravano a seguirmi, ho abusato un pò del vostro tempo ( e della vsostra pazienza ) per trasmettervi quello che ho imparato io sulla macchina computer, sulla sua “lingua”, il “computerese” ( da non confondere con i linguaggi di programmzione, che sono un’altra cosa ), e sulle sue tre “sottolingue”, il  “c0difichese”, il “parametrese” ed il “formulese”; e vi ho anche fatto vedere come con gli strumenti adatti ( la <dscp>, la <dscv>, la  <dsci> ) sia possibile ridurre molte delle operazioni che compiamo ogni giorno a delle semplici “strisciate” di una smart card in un POS, con la certezza che quella Registrazione <R>, una volta entrata nel computer, non ne uscirà più, se non ci sarà una specifica autorizzazione per cancellarla.

6.- La Deliverance dell’informazione, che le smart cards permettono di realizzare, permette anche di soddisfare molte esigenze di Prevenzione <PRE>, un’attività che è praticamente assente in Italia, anche a causa dei ricchi business che gli incidenti stradali, gli incidenti  sul lavoro, le inondazioni, gli incendi, ecc. generano: i moderni mezzi informatici ( e fotografici, e GPS, ecc. ) oggi permettono di individuare una fiammella nel momento stesso in cui viene accesa, per cui la <PRE> può essere realizzata abbastanza facilmente, i mezzi ci sono, basta solo trovare gli uomini giusti, che vogliano usarli.

7.- A questo punto, abbiamo scelto le PRIORITA’del Progetto G.I.S.E.,  , ciascuna costituita da un contenuto, e da un livello di gerarchia:e abbamo convenuto una regola rigida e coerente, e cioè che “nessuna azione è permessa, ad un certo livello di gerachia, se questo finisce per compromettere azioni previste da livelli di gerarchia più elevati.”    La prima priorità è la (RLU), Religione Laica dell’Uomo, l’unica in grado di spazzar via tutti i conflitti generati dalle religioni tradizionali, e tutto il business che si copre delle vesti religiose, per crearsi una posizione privilegiata, e quindi introdurre una forma di concorrenza sleale  sul mercato; la seconda è la Natalità e la Protezione della Vita, e quindi la Donna, il Figlio piccolo ( il neonato ) ed il Figlio mai diventato grande ( il minorato ); la terza è la Libertà nella Democrazia ( ved. MPG5 ).; ecc..

8.- Abbiamo chiamato (PSS) i Progetti Strategici dello Stato, qulli che esso lancia per creare LAVORO, quando necessario, preferendo far lavorare i cittadini senza lavoro, che dare loro l’indenneità di CIG: questo perchè il LAVORO è in grado di garantire uno Sviluppo Economico Virtuoso, cosa che la CIG non può fare.

9.- Il Progeto G.I.S.E. è stato chiamato il “Progetto delle 3 E”, e cioè EGUAGLIAZA / EQUILIBRIO / EQUITA’, perchè a questi tre VALORI esso si ispira, e su di essi “misura” la validità di ogni sua scelta.

10.- Il percorso futuro del Progetto G.I.S.E. l’abbiamo immaginto come costituito da due corsie parallele, una che dal passato arriva fino al momento in cui il Progetto G.I.S.E. partirà, l’altra da quel punto in avanti. Possiamo quindi cominciare fin da ora ad applicare i principi del Progetto G.I.S.E.: e come primo esempio abbiamo scelto quello dei BTF, o Buoni del Tesoro Finalizzati, che i cittadini potranno acquistare per finanziare un Progetto scelto da loro stessi. Come primo esempio di BTF, abbiamo deciso di i scegliere il “PAGAMENTO DEI FORNITORI CHE VANTANO CREDITI DALLO STATO”, per un valore di € 300.000.

11.- Analizzando la situazione della società italiana di oggi, abbiamo concluso come essa sia oggetto di una (MPA), o Medioevaliz-zazione Progressiva Ascendente, cioè di una strategia mirante a distruggere il tessuto industriale  italiano, in modo da avere sempre più capitali da investire nelle banche, nelle speculazioni finanziarie, ed in generale in  tutto il business a “rapido ritorno sull’investimento” ( finanza, immobiliare, turismo, televisione, enogstronomia, ecc. ).

12. Questa (MPA) si può combattere solo utilizzando gli stessi strumenti globalizzati che usa anch’essa: e questa operazione può condurla solo lo Stato, che ha il “peso” economico necessario e sufficiente a conseguire questo scopo.

13.- La devolution quindi, che mira ad indebolire lo Stato centrale per poterlo sostituire con tanti piccoli potentati locali, deve essere cancellata subito, poichè essa costituisce l’alleato più prezioso  della (MPA). Essa può essere sostituita da una devolution virtuale”, gestita totalmente tramite il Sistema Informtico <SI>, a costi migliaia di volte inferiori agli attuali;

14.- Da circa 20 anni l’Italia soffre sotto l’attacco di una MISTIFICAZIONE diffusa e molto efficace: essa rende l’Italia una sorta di “sala-corse fasulla”, come quella del film LA STANGATA, con Robert Redford. Essa è in realtà l’arma più potente della (MPA), perchè mira ca distrarre conrinuamente l’attenzione dei cittadini, con3nuovi eventi, finti colpi di scena, processi montati, bunga bunga reali, ecc, in modo che non si possa fermare a riflettere, ed a cercar di capire cosa stia succedendo. Il Progetto G.I.S.E. si propone, con un uso appropriato dell’informtica, di smantellare questa MISTIFI-CAZIONE, essenzialmente con ll mezzo della Registrazione <R>, che avrà un forte effetto di dissuasione sui ”cacciaballe” professionisti.

15.- il LAVORO viene visto dal Progetto G.I.S.E. non solo come un diritto, ma anche come un dovere.  Il Progetto G.I.S.E. promuove un’alleanza fra Capitale CAP e Lavoro LAV, nel quale “Il CAP crea LAV, ed il LAV crca CAP”, motto che è l’espressione del “modello renano “tedesco, e che spiega come la Germania abbia sofferto meno di tutti per la crisi.

16.- La visione che il Progetto G.I.S.E. ha del LAVORO si basa su un nuovo rapporto lavoratore-imprenditore, che veda il lavoratore diventare “imprenditore di sè stesso“, sulla base din un (CLI), o Contratto di Lavoro Individuale), che agli imprenditori permetta di elaborare piani industriali più precisi ed affidabili, ed ai lavoratori di far valere meglio le proprie capacità, in presenza di una serie di garanzie ferree, uguali per tutti.

17.- Il concetto “il LAVORO è anche un dovere” conduce immdiatamente all’altro concetto del Lavoro Per Tutti (LPT), che trova la sua giustificazione nel fatto che allo Stato conviene sempre far lavorare i cittadini, piuttosto che versare loro l’indennità di CIG, perchè se lavorano per lo Stato non possono andare a lavorare “in nero”, portandolo via ai disoccupati, che l’indennità CIG non l’hanno.

18.- Vista l’inaffidabilità dei partiti tradizionli, e la loro incapacità di mettersi d’accordo non solo con gli altri, ma anche al proprio intrno, i cittadini debbono rprendersi l potere politico, usando il Sidtema nformatico <SI> per delle elezioni informatizzate sicure, affidabili e non influenzabili da alcuno. In questo scenario, il Progetto G.I.S.E. valuta che le “primarie” siano solo degli esamotages per dare un contetino agli elettori, e far loro eleggere qualcuno, ma solo per andare alle elezioni del 2013 ancora con il porcellum.

19.- Il Progetto G.I.S.E. prevede che i (BEC), Bisogni Essenziali del cittadino, ed il (PEP), Pacchetto Essenziale Protetto siano strettamente monitorati dallo Stato, ad evitare che su diessi si accendano speculazioni, o che possano diventare dei monopoli. A questo scopo, lo Stato dovrà costituire sei <psgf>, o Poli Statali di Gestione Fittizia, uffici distaccati della Corte dei Conti senza alcuna funzione operativa,  che terranno sotto stretto controllo la costruzione dei prezzi e delle filiere/catene, curando a che non possano realizzare profittial di sopra di un valore prefissato.                                                                                               Allo stesso modo, per i servizi pubblici che costituiscono dei (BEC), dovrà essere monitorata – oltre ai prezzi, la “continuità della disponibilità del servizio”: questo per neutralizzare l’enorme “leva” che l’enorme rapporto utenti/lavoratori mette nelle mani di questi ultimi, e che costiuisce un’evidente causa di squilibrio, che non può che causare danni allo Stato. Per questo, il Progetto G.I.S.E. precede quindi  che gli operatori in quei servizi pubblici (BEC) debbano avere un (CLI), meglio se accompagnato da una partita IVA: questo non impedirà l’esercizio del diritto di SCIOPERO ( sancito dalla Cosituzione ), ma – in coerenza con il principio della Responsabilità <RES>, lo limterà solo a quei lavoratori che sono veramente interessati ad una certa rivendicaione, senza trascinarsi dietro tutta la categoria, magari a livello nazionale, per il  solo fatto che i benefici ottenuti dagli scioperanti sono poi validi per tutti. In questo modo quella “leva” si ridurrà di molto: ci saranno ancora dei disagi, ma si eviterà che una frangia di “guastatori” possa danneggiare l’intero Paese.

20.- Il Progetto G.I.S.E. si propone di eliminare al più presto – attraverso un’attenta anakisi funzionale - tutti gli UCAS, o Uffici Complicazione Affari Semplici, che uniscono alla loro assoluta inutilità il difetto di autofinanziarsi con accise, imposte e gabelle, al solo scopo di garantire un afflusso sicuro di voti: per cui diventano in realtà degli uffici elettorali impropri..

21.- Per la Costituzione, il Progetto G.I.S.E. prevede la promulgazione di (LPC), Leggi di Perfusione della Costituzione, che forniscao in poche righe l’interpretazione corretta dei dettami più controversi della Carta Costituzionae: evitando quindi che si possano escogitare sistemi di circonvenzione delle Costituzione stessa.

22.- Nel campo dell’Alienazione dei Beni Pubblici, il Progetto G.I.S.E. prevede che lo Stato venga assimilato ad un grande condominio, di cui i cittdini sono i Condòmini: per cui tutto il Patrimonio dello Stato, inclusa la Riserva Aurea, sono parti comuni, di proprietà di tutti i cittadin, e quindi non possono essere alienati senza il loro consenso diretto ( non “interpretato” dal Parlamento )..

23.-Con il meccanismo del Conferimento <CON> ciscun cittadino conferisce allo Stato parte del suo reddito e la sua capacità lavorativa, mentre lo Stato conferisce ad ogni cittadino il diritto a rivolgersi ad esso per tutte le sue necessità. Grazie alla sua capacità lavorativa, ed al (LPT), o Lavoro per Tutti, nessun cittadino sarà più totalmente povero, perchè avrà sempre la sua capacità lavorativa da offrie, che con il (LPT) si trasforma n un reddito ptenziale.

24.- Con l’istituzione del (IAI), il Progetto G.I.S.E. introduce il concetto di Indennizzo di Avviamento  d’Impesa, che viene elargito nella direzione Stato–>Impresa, quando questa viene fondata, e nella direzione opposta Impresa–> Stato,  quando l’Impresa delocalizza, o viene venduta, o cessa l’attività. La valorizzazione dell’indennizzo, in ambedue le direzioni, sarà compito di appositi <psgf>. Il bilancio di questa attività verrà tenuto prossimo ”a zero“, perchè passata la fase iniziale – gli indsennizzi Stato –> Imprese verranno effettuati con gli Indennizzi “di ritorno” Imprese –> Stato:  per cui in pratica lo Stato finanzierà le nuove imprese con le risorse restituitegli dalle vecchie: e questo permetterà un ammodernsamento più rapido della struttura imprenditoriale del Paese.

Nel prossimo messaggio, completerò il discorso con la seconda parte, RIEPILOGO(2), che partendo dal RIEPILOGO(1) trarrà le conclusioni sulla crisi che attanaglia il nostro Paese.

10.A794.Felson

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un semplice ca,colo

MPG29 – 29.11.12 – Progetto G.I.S.E. – Il caso ILVA a Taranto – La Competitività – La Responsabilità “RES”

29 Novembre 2012 Nessun commento

Fra tutti i motti di Felsineus che abbiamo visto finora, quello che più richiama il concetto di COMPETITIVITA’ è, ovviamente, quello che si esprime con l’aforisma “Il CAP crea LAV, ed il LAV crea CAP”, che riaasume in sè l’alleanza fra il capitale CAP ed il lavoro LAV, nel creare un (SEV), o Svciluppo Economico Virtuoso: giustamente, perchè sia il CAP che il LAV, per conseguire quell’obiettivo, hanno ciscuno bisogno della COMPETITIVITA’ dell’altro: come se ciscuno dei due riflettesse nell’altro quello che esso ha riflesso in lui, in un continuo scambio di risorse, che ad ogni passaggio aumentano di volume.Infatti:

  • il CAP , per poter crescere, deve produrre un RITORNO certo ed il più possibile ricco e veloce su un iNVESTIMENTO: e siccome quell’INVESTIMENTO viene usato per creare LAV, è ovvio che più quel LAV sarà cpmpetitivo, più il CAP ne trarrà profitto: se non fosse così, il CAP subirebbe una PERDITA, e non avrebbe più risorse per creare nuovo  LAV ;
  • il LAV,  per operare, ha bisogno di risorse, che gli possono derivare da un INVESTIMENTO, che però dovrà essere competitivo, cioè il meno costoso possibile, per non appesantire il prezzo del proprio prodotto con di oneri finanziari troppo alti, che non lo renderebbero più competitivo, per cui gli affari diminuirebbero, ed esso non avrebbe più risorse per creare nuovo CAP.

Se quindi il discorso sulla COMPETITIVITA’ fosse limitato ai rapporti imprese-lavoratori, non sarebbe difficile trovare una soluzone, visto cjhe alla fine ambedu siedono nella stessa barca; purtroppo, non è così, per chè i due, in quella barca, sono solo dei rematori, mentre al timone c’è il Paese in cui operano: e se anche quello non è competitivo, anche il miglior accordo fra imprese e lavoratori non potrà condurre a risultati soddisfacenti.

Per definire la COMPETITIVITA’ di un Paese, Felsineus propone di suddividere il suo PIL in due parti, indipendenti una dall’altra: quella della “produzione di ricchezz”, e quella della “metabolizzazione della ricchezza”: in altre parole, gli asini che pompano l’acqua fuori dal pozzo, e le volpi che la custodiscono in un luogo sicuro, e ne danno un pò agli asini solo dopo averne prelevata una buona quantità per sè, e per i furetti e le donnole che le aiutano a “coordinare” la sua conservazione e distrbuzione ( suggerisco che a questo proposito leggiate, cari amici, il bell’articolo ADF2 di Felsineus, del 10.09.2006, dal titolo “L’armo da otto” ). Rimandando al messaggio seguente una trattazione più organca dell’argomento “Competitività dello Stato”, mi sembra interessante cercare di stabilire qui un confronto fra due casi eclatanti di sfruttamento economico-sociale dell’inquinamento ambientale, e cioè il caso ILVA paragonato al caso ETERNIT, il compound cemento+asbesto prodotto anche in Italia da alcune fabbriche appartenenti al magnate svizzero Schmiedeiny. Divido quindi questo confronto nelle sue due componenti fondamentali, la gravità dell’inquinamento ( intesa soprattutto come capacità dei cittadini, lavoratori diretti e no, di rendersi conto del pericolo ), e l’estensione dell’inquinamento, cioè il suo grado di diffuzsione anche al difuori/lontano dai luoghi di produzioem

  • gravità: il caso dell’ETERNIT mi appare senz’altro più grave di quello delle scorie ILVA. Il fatto che l’asbesto fosse inglobato nel cemento ha fatto ritenere ai lavoratori che alla fine l’unico pericolo fosse la polvere di cemento, concentrata nei luoghi di produzione; per cui, alla fine, non era qualcosa non molto diverso dal lavorare in un cementificio. Nel caso ILVA, invece, era impossibile che i lavoratori che trasportavano nei piazzali le polveri risultanti dai processi di fusione del materiale ferroso, che vedevano i fumi densi di particolato uscire dalle ciminiere, che sentivano l’odore acre dei gas tossici uscire dai serbatoi, , non si rendessro conto del fatto che al primo refolo di vento tutta quelle sostanze si sarebbero diffuse nell’aria, ed avrebbero invaso le loro case, ed i polmoni delle loro mogli e figli.
  • estensione: anche qui, secondo me, il caso ETERNIT appare più grave di quello ILVA, perchè l’ETERNIT non diffondeva fibre di asbesto solo al momento della sua produzione, ma continuava a rilasciarne man mano che si polverizzava il cemento che le teneva insieme: e poichè quelle lastre sono andate a coprire case, stabilimenti, ecc. in tutto il mondo, l’espansione dell’inquinamento da ETERNIT è stata “globale”. Nel caso ILVA, il danno è stato invece “limitato” ( se così si può dire ) alle zone di produzione, ed a quelle viciniori, che nel caso di Taranto significava anche il mare Ionio: il prodotto finito, infatti, erano le coils, le immense bobine di lamiera d’acciaio, che a quel punto però non inquinavano più.

Nell’articolo precedente, quindi, ho volutamente calcato la mano sul fatto che la tragedia dell’ILVA stia stata senz’altro un brutto esempio di “cartolarizzazione dell’inquinamento“, non molto diversa dalla “cartolarizzazione dei titoli tossici” operata dalle banche, e che sia avvenuta anche per Responsabilità <RES> dei lavoratri, e soprattutto dei loro sindavati: e qusto non perchè io voglia giocare qualche carta a favore della famiglia Riva e del suo management ( nessuno di loro mi è simpatico ), ma solo per esortare i lavoratori a gestirsi sempre in proprio i loro problemi, a raccogliere le loro scelte con una votazione, e poi a delegare qualcuno che non rappresenti loro, ma spieghi i risultati di quella votazione. Adesso, senza entrare in inutili polemiche, occorre che la Magistratura decida a qule periodo, degli ultimi 20 anni, debba essere estesa l’indagine, e per quel periodo costituisca una sorta di <psgf>, un pool di legali esperti nei problemi economici e del lavoro, di commercialisti, di esperti in metallurgia/ssiderurgia, di esperti in logistica ed esperti in marketing ( nazionale ed internazionale ) nel settore dell’acciaio, affinchè analizzi l’attività dell’ILVA nel periodo prescelto, e risponda alle seguenti quattro domande:

  1. Quali erano le parti e le controparti negli accordi, sui quali si fondò la decisione della famiglia Riva di acquistare l’ILVA ( e le aziende collegate ), e quale fu il piano industriale che fu approvato nell’ambito di quegli accordi;
  2. Analizzando quel piano industriale, se vi si faceva esplicito riferimento al fatto di stoccare le scorie nelle immense aree a disposizione ( in particolare, a Taranto9, e di limtare al massimo il filtraggio dei fumi e la neutralizzazione dei vapori tossici, per ridurre al minimo il “costo della salvaguardia dell’ambiente”;
  3. Se tutte le controparti ( sindacati, amministratori locali, rappresentanti dei Ministeri competenti ) furono esaurientemente nformati su quelle “condizioni-capestro” contenute nel piano industriale, e se esse siano state poste ai voti, e con quali risultati;
  4. Se, analizzando i bilanci dell’ ILVA di quel periodo, ne risultino margini di profitto coerenti con la natura di “industria povera” della produzione di acciaio, o se i profitti sono sati tanto elevati da indurre la conclusione che una parte di essi avrebbe potuto essere utilizzata per ridurre l’impatto ambientale trppo pericoloso, causato dalle produzioni previste;

Come vedete, cari amici, non è nulla di speciale: una semplice verifica tecnico-economica di decisioni, programmi, incassi, stanziamenti, ecc, che molto semplicemente sarà in grado di rivelarci se quella “cartolarizzazione dell’inquinamento ambientale” sia stata una speculazione della proprietà e del management per accumulare profitti oppure un male necessario per garantire all’ILVA di poter continuare a non morire, fungendo quindi da cuore e polmoni artificiali. La mia opinione, viste le dimensioni del problema, è che esso non possa essere la conseguenza di semplici scelte aziendali: la speculazione c’è stata, ma tutte le parti coinvolte nell’accordo ne hanno tratto il loro vantaggio: e le recenti misure di custodia cautelare, adottate dalla Magistratura, sembrano andare in questo senso; anzi, sembrano mirare anche a posizioni molto più in alto. Vedremo. le informazioni in nostro possesso sono ancora troppo scarne, per fare ipotesi… sarebbero solo illazioni, e quindi non servirebbero a nulla.

Rimane l’ultimo aspetto, quello che è ormai diventato trendy: trascuarare ( o meglio, fingere di dimenticare ): la questione morale, come si possa scientemente far morire decine di persone ( compresi dei bambini ), e farne ammalare altre centinaia ( compresi dei bambini ) per arricchirsi su operazioni di questo tipo. Quello che mi meraviglia, molto francamente, è che la mafia locale ( Sacra Corona unita, o come si chiama), non sia intervenuta – a modo suo, ovviamente – per far cessare lo scempio: la mafia, come la conoscevo io, era avida e feroce, ma cercava sempre di non coinvolgere le donne ed i bambini. Questo, purtroppo, è un brutto segno: significa che i vecchi capi-bastone sono stati estromessi, non contano più, adesso comandano i giovani, e questo sicuramente non ci renderà la vita più facile.

Per chiudere, un accenno al conflito di competenze che, stando alle ultime notizie, sembra delinearsi all’orizzonte fra Governo e Magistratura. Con le leggi attuali, e la Costituzione attuale, ha ragione la Magistratura, perchè essa per definizione è indipendnte da qualunque altro potere, dipende dal Presidente della Repubblica solo attraverso la sua posizione di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, e quindi essenzialmente per questioni di disciplina e rappresentanza. E’ questo un tipico caso di conflitto fra Poteri dello Stato, appartenenti a due diversi Circoli Aperti ( vedasi il messaggio precedente ), quello del Parlamento e quello della Magistratura: per cui per dirimere quel conflitto occorre rivolgersi ora alla Corte Costituzionale, solo perchè è l’Istituzione più alta del Paese, non perchè possa interpretare un tale conflitto, che nella Costituzione non è considerato. Com’è noto, il Progetto G.I.S.E. prevede la “chiusura” di tutti i “circoli aperti“, tramite dei ponticelli democratici che uniscano i due estremi aperti, riportando quindi  il problema al popolo, cioè ai cittadini, costituiti in Comitati Civici che si affideranno al (SGN) per farsi tradurre il problema e le varie alternative di soluzione in linguaggio comune, comprensibile a tutti, e per essere assistiti nelle loro decisioni.

Nel prossimo messaggio, conto di scrivere sul tema “Competitività dello Stato – l’UCAS, o Ufficio Complicazione Affari Semplici”sono certo che l”argomento vi interesserà.

10.A794.Felson

 

MPG28 – 28.11.12 – Progetto G.I.S.E. – Autoreferenzialità – Il caso ILVA a Taranto – La competitività

28 Novembre 2012 Nessun commento

Spero che mi crederete, se vi dico che quando ho annunciato che questo messaggio avrebbe tratato dell’AUTOREFERENZIALITA’, non avevo ancora sentito le tristi informazioni relative alla probabile chiusura dello stabilimento ILVA di Taranto ( con il rischio che debbano poi chiudere anche le sue sedi distaccate ): ma poichè anche questo argomento ha a che fare in qualche modo con l’AUTOREFERENZIALITA, colgo l’occasione per trattare i due argomenti insieme.

Si comincia sempre dalla Costituzione, che all’Art. 1 recita, al secondo paragrafo: ”La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limti della Costituzion “. E poichè la Costituzione non prevede l’AUTOREFENZIALITA’ per alcuno, sia esso Istituzione, o Ente pubblico, o Ente o  cittadino privato, se ne trae che qualunque forma di AUTOREFERENZIALITA’ è anticostituzionale: e qualunque caso di tentata AUTOREFERENZIALITA’ deve essere sottoposto al giudizio del popolo, cioè dei cittadini italiani.

E’ non solo necessario, ma anche giusto che sia così: nessuna civitas, nessuna libera aggregazione di cittadini, che abbiano deciso di vivere ( e, si spera, di prosperare ) insieme, può reggersi se una parte die essi, investita di un certo potere, ne approfitta per mettersi super partes, per arrogarsi cioè il diritto di essere giudice di sè stesso: e poichè il potere, secondo la Costituzione, origina dal popolo, la valutazione finale se la distribuzione e la gestione del potere sia conforme o no  alla Costituzione compete solo al popolo; in altre parole, non ci possono essere “poteri aperti verso non si sa cosa”, perchè essi sono sempre essere fonti di pericolo per quella civitas: per essere equilibrato il potere deve essere “chiuso su sè stesso”, in una sorta di circolo virtuoso, nel quale la fine coincida con l’inizio: solo allora il potere potrà essere ampio quanto si vuole, altrimenti sarà necessario frammentarlo in tanti poteri parziali, di dimensioni sufficientemente ridotte da non costituire pericolo per la collettività, senza riuscire ad evitare però che i conflitti fra quei poteri abbassino drsticamnte l’efficienza del sistema-Paese. E’ questo il costo della democrazia.

Nel caso della ILVA di Taranto ( o meglio, del Gruppo ILVA ), abbiamo un conflitto fra la AUTOREFERENZIALITA’ della Magistratura, e la competitività ( in senso lato ) del Gruppo, competitività che è costituita da varie componenti, di cui la prima è ovviamente la sopravvivenza del Gruppo stesso. La situazione, già difficile, è resa ancora più confusa da due elemtni di contorno, che non è facile definire:

  • se la la famiglia Riva, proprietaria del Gruppo, abbia ancora interesse a continuare l’attività del Gruppo, o stia già manovrando per venderlo;
  • se lo Stato italiano abbia ancora interesse ad avere un’attività strategica come quella dell’acciaio nel proprio “portafoglio” industriale.

Il numero di illazioni che si possono derivare da questa situazione è praticamente infinito, e quindi è inutile perdere tempo con esse: ritengo sia più utile analizzare il problema, come fa il Progetto G.I.S.E., per vedere se quell’analisi permetta di arrivare a qualche conclusione:

  1. Il problema dell’inquinamento ambientale causato dalla produzione dell’ILVA è noto da 20 anni almeno. E’ ben vero che la Magistratura non deve rendere conto a nessuno, se non alla Legge ( su questo punto ritorneremo quando parleremo di Giustizia), ma ritengo che anch’essa dovrebbe rinunciare, in questi casi, a parte della sua AUTOREFERENZIALITA’, e spiegare perchè, dopo 20 anni, sia intervenuta solo ora: in particolare, dovrebbe chiarire a quale data risalgano le prime denunce, relative alla pericolosità della situazione ambientale di Taranto.
  2. Questa spiegazione è tanto più necessaria, se si pensa che oggi i lavoratori dell’ILVA ( come di tante altre industrie in Italia ) sono vittime di uno sporco ricatto: “lavoro contro salute”, che – guarda caso – riproduce esattamente quello che in Inghilterra, agli inizi del’800, portò alla prima rivoluzione industriale. Per cui nessuno può dire che si tratti di un fenomeno sconosciuto: è’ uno sporco ricatto, che è stato sfruttato negli anni 2000, come negli anni ’800: ma con una piccola differenza: all’inizio dell”800, i lavoratori erano soli, a lottare contro il padronato, negli anni 2000 erano già riuniti in sndacati, avevano i Giudici del Lavoro, avevano i media a disposizione: cosa hanno fatto, i sindacati, i governanti, gli amministratori, per fermare il ricatto, quando ormai era chiaro dove si sarebbe andati a parare?
  3. Infine, l’ultimo punto, che rappresenta la chiave di volta di tutto quanto precede: “Come mai l’Italia, che non è più competitiva neppure nella fabbrcazione delle automobili, che già include una sostanziosa componente tecnologica, dove gli italiani sono maestri, è riuscita finora a tenere in vita la più grande acciaieria d’Europa, che è anche la 6a o la 7a a livello mondiale, in un settore, come quello metallurgico, che è uno dei più labour intensive ( cioè, a più altro contributo umano ) del mondo? Riuscendo ad essere competitiva con le acciaierie cinesi, ed indiane, dove il costo del lavoro è di gran lunga più basso del nostro?

Mi sembra, cari amici, che sia giunto il momento di mettere al bando le ipocrisie: perchè, in realtà, le acciaierie che sono poi state acquistate dai Riva stavano entrando in coma già circa 20 anni fa, quando iniziò la concorrenza dei fornitori del terzo mondo, che poteva pagare gli operai 100.000 Lire al mese, farli lavorare 12 ore al giorno, senza previdenza, senza cure mediche, ecc; mentre da noi l’operaio costava già 600-800.000 lire al mese, più INPS, più INAIL, più SSN, più TFR, ecc.ecc.. Come è  possibile che nessun sindacalista sia sia messo al tavolino, a fare questi quattro conti della serva? e non si sia accorto che, se si voleva continuare a produrre acciaio in Italia, bisognava montare un sistema artificiale che tenesse in vita quel tipo di industria, ormai in coma? E che occorrevano dei medici molto in gamba, che sapessero farlo funzionare? A quel tempo, l’ambiente non era ancora danneggiato come lo è ora: quuindi i sindacati avrebbero potuto dire ai lavoratori: “Cari amici, purtroppo adesso dobbiamo andare tutti a casa…perchè se continuiamo a produrre così, inquineremo troppo l’ambiente…ed alla fine saremo noi a finanziare il nostro lavoro con la salute nostra e dei nostri figli...siete d’accordo..?”

No, i sindacati, ed i governanti, e gli amministratori quella proposta non l’hanno neppure pensata: avrebbero rischiato la vita, a farla a qualche migliaio di dipendenti, che per sopravviivere avrebbero ora dovuto prendere di nuovo l’amara strada dell’emigraziione. E così, tutt d’accordo, hanno tenuto tutto nascosto, e magari si sono anche vantati con i lavoratori di essere riusciti a persuadere la famiglia Riva a proseguire la produzione di acciaio in Italia. In realtà, quindi  le maestranz dell’ILVA, senza rendersene conto, hanno contratto un mutuo sulla loro pelle: il lavoro sicuro, da rimborsare con un pò di salute, anno dopo anno, su 20 o 30 anni: sapendo che quel mutuo, purtroppo, l’avrebbero fatto sottooscrivere anche all’intera città, a vecchi, donne, bambini, ed animali. Un sistema artificiale per tenere in vita il Gruppo in coma è stato trovato, ed i “bravi” dottori vi hanno rovesciato dentro tutte le competenze e le esperenze che avevano, e sicuramente si sono riservati un bel guadagno, per quello che hanno fatto: semplicemente, avevano analizzato il processo di produzione, e capito che il primo elemento di risprmio era la vicinanza al mare ( per eliminare il costo del trasporto sia della materia prima, che dei semilavorati ); ed il secondo era quello di sfruttare gli enormi spazi attorno all’acciaieria, per usarli come “polmone”, ed  eliminare così i costi del “rispetto per l’ambiente”, e cioè dello smaltimento delle scorie, del filtraggio dei fumi, dell’ assorbimento dei gas nocivi,ecc.: poi,  sicuramente avranno anche esercitato pressioni sui governanti, avranno falsificato documenti, avranno corrotto amministratori, e quant’altro….. Certo, di quei reati dovranno rispondere alla Giustizia, ma solo se risulterà che l’hanno fatto per tornaconto personale, o che il tornaconto personale sia stato prioritario rispetto al tutto il resto: ma se risulterà che, alla fine, il risultato è stato quello di aver tenuto in vita per 20 anni un’ industria entrat in coma 20 anni prima, allora, cari amici, avranno fatto solo quello per cui erano (lautamente ) pagati.

“Allora, nessuno è colpevole?” chiederà qualcuno di voi: Certo, che qualcuno è colpevole, e dovrà essere condannato a fare il Giro d’Italia a calci nel culo, oltre che alla confisca dei beni. Sono i sindacalisti ed i governanti e gli amministratori di allora, che sapevano tutto, ma hanno tenuto tutta la sporcizia  nascosta sotto il tappeto, ed hanno fatto grande uso della MISTIFICAZIONE, invece che della TRASPARENZA. E così, pian piano, le rate del mutuo hanno cominciato ad arrivare a scadenza: la gente ha cominciato ad ammalarsi, ed a morire, ma quei sindacalisti, e quei governanti, e quegli amministratori non hanno fatto nulla per cominciare a far “ruotare” la situazione, a concordare con l’azienda e con i Governi in carica, una graduale ristrutturazione del processo di produzione, in modo da arrivare in 4-5 anni ad avere ancora l’acciaieria più grande d’Europa, senza avere più alcun mutuo da rimborsare con la salute e con la vita.

Invece, non è stato fatto nulla, e noi iamo arrivati ai giorni nostri, quando la Magistratura si è trovata di fronte allo stesso identico ricatto di 20 anni fa:lavoro o salute?.Personalmente, concordo con la decisione della Magistratura: anche per il progetto G.I.S.E. la vita e la salute hanno una priorità più alta del lavoro. Ma perchè abbiamo dovuto attendere che arrivasse la Dott.ssa Todisco, per avere una reazione concreta che, allo stato delle cose, non poteva che essere violenta? Come è possibile che, in 20 anni, la Magistratur non abbia mai ricevuto denunce, o anche semplici informazioni anonime, che evidenziassro la gravità del quadro? E perchè, se le ha ricevute, non ha reagito subito, imponendo – 10 anni fa – di iniziare quella “rotazione” di cui parlavo prima?E’ questo, soltanto questo, che le chiediamo di chiarire: il resto, purtroppo è fin troppo chiaro.

Nel prossimo messaggio, scriverò sull’argomento COMPETITIVITA’, perchè oggi essa è stata citata più volte, e quindi è meglio che l’affrontiamo subito. in modo da chiarirci le idee, e comprendere meglio anche la tragedia dell’ILVA, e queli soluzioni si potrebbero ipotizzare per essa.

10.A794.Felson

 

ù confusa dell’imprsa ILVA  ùdia inizio e quello sarà l’inizio del caos.

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e…’ave

MPG26 – 26.11.12 – Progetto G.I.S.E. – Il sistema elettorale – Le primarie del PD

26 Novembre 2012 Nessun commento

L’esempio propostovi nel messaggio MPG25, e la concomitanza con la votazione di ieri, da parte dei simpatizzanti del PD, alle cosiddette “primarie del PD”, mi fanno anticipare questo messaggio sul sistema elettorale, che inizialmente avevo pensato di proporvi più avanti.

Guardando gli elettori attendere in fila anche per due ore, per votare, dopo averne già fatta una per registrarsi, mi ha veramente impressionato: ed anche preoccupato: perchè il procedimento con cui oggi si va a votare è sia mortificante ( subito ) che pericoloso ( domani ), perchè è costituito da sotto-processi facilmente influenzabili dall’esterno, sia nei loro contenuti, che nelle loro fasi temporali.

Il sistema è infatti sottoposto a due tipi di rischio, che agiscono sulle due dimensioni x ed y ortogonali fra loro: la dimensione x è il tempo t delle varie fasi, la dimensione y è il contenuto del voto, la sua espressione: poi, in realtà, anche il piano ( x,y ) si muove nel tempo, ma questo fatto lo trascuriamo per non complicare troppo le cose. Appare subito chiaro il gap tecnologico che esiste fra le numerose operazioni manuali, richieste dal processo, ed il fatto che quasi tutti gli elettori abbiano in tasca il loro telefonino, sul quale possono “comunicare” in tempo reale con l’esterno; se poi si aggiunge che il controllo dll’identità dei votanti è anch’esso manuale, ed il voto non è verificabile, appaiono subito chiare le opportunità che potrebbero presentarsi a qualcuno che volesse “taroccare” la consultazione.

Esaminiamo infatti il processo “espressione del voto in una consultazione elettorale ( “primaria” o nazionale che sia, il processo non cambia ): esso, percorso sul tratto che va dalla registrazione del votante alla pubblicazione dei risultati ufficiali della votazione, passa attraverso le seguneti fasi:

  1. Presentazione dei documenti d’identità
  2. Registrazione nome e cognome
  3. Ritiro del “certificato elettorale”
  4. Spostamento dal banco di registrazione allla sala delle votazioni
  5. Presentazione del “certificato elettorale”, e ritiro della scheda elettorale
  6. Espressione del voto
  7. Deposito della scheda piegata nell’urna
  8. Uscita dal seggio elettorale
  9. Scrutinio dei voti
  10. Pubblicazione dei risultati mersi dalla prima votazione
  11. Eventuale ballottaggio;
  12. Pubblicazione dei risultati definitivi

Una prima osservazione riguarda il fatto che, nel caso di “primarie”, in questo modo non si sceglie il Premier, ma il “candidato Premier”, che per diventare Premier dovrà attendere che la sua coalizione vinca le elezioni politiche di aprile 2013: quindi, con le “primarie” i cittadini scelgono un “candidato Premier” nel gruppo di quelli che si sono candidati ( anche se non sono Parlamentari ), trascurando quelli che non si sono candidati: e questo non rispecchia perfettamente il dettato costituzionale ( Artt. 56 e 58 ), che recita: “…I Deputati sono eletti  suffragio universale e diretto”, ed anche ( Art. 92 ) “….Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio ( cioè il Premier )…”: da cui si evince che, se vi sono state delle “primarie”, che hanno portato alla nomina di un “candidato Premier” non parlamentare ( come potrebbe succedere, se le “primarie” del PD le vincesse il dott. M. Renzi ), egli/ella non potrebbe essere nominato Premier dal Presidente della Repubblica, a meno che:

  • egli non venga eletto Deputato o Senatore, come risultato delle stesse eelezioni politiche ( ma allora la legge elettorale deve essere cambiata, perchè quella attuale, chiamata “porcellum“, non permette di esprimere preferenze );
  • oppure, che il Presidente della Repubblica non lo nomini “Senatore/Senatrice a vita“, come ha fatto per il Prof. Monti;

L’impressione che se ne trae è che, non riuscendo a trovare un accordo sulla legge elettorale, i maggiori partiti siano ripiegati su questo compromesso, in cui i cittadini sono chiamati a scegliere almeno il “candidato Premier“, che non è proprio la stessa cosa che scegliere i Deputati ed i Senatori, in modo che fra essi – già eletti – il Capo dello Stato possa scegliere il candidato Premier, come vorrebbe la Costituzione. Il motivo di questa soluzione ( strettamente bi-partisan ) è ovvio: se si reintroduceono le preferenze, ad aprile 2013 il 90% degi attuali Deputati e Senatori va a casa: con le “primarie”, invece,si crea  una sorta di alibi per lasciare in vigore il “porcellum”, col quale l’unico rischio che corre ogni Deputato e Senatore è quello di non diventare Premier..E per quello, come dicono a Roma, “..sai che me frega?”.

Vedremo presto, se la mia interpretazone è giusta: a me, questo messaggio fa gioco per mostrare quanto il mondo della politica sia lontano ( e voglia tenersi lontano ) dai cittadini: quanti di voi hanno le conoscenze, il tempo e la voglia di andare a studiarsi queste cose, per poter poi decidere chi/come votare? Per questo, nel messaggio precedente ho – volutamente – inserito anche qualche accenno al sistema di votazione previsto dal Progetto G.I.S.E.: là si parla di decidere su una strada, ma lo stesso si può fare per un candidato: cliccando sul suo nome, si potrà avere accesso al suo curriculum, alle sue ide, alle sue proposte; e poi, molto semplicemente, votarlo, o andare a cercarne un altro, che abbia idee più vicine alle nostre. Non è più semplice, così? e più accessibile a tutti? E tutto questo nella massima sicurezza, dialogando con un interlocutore, il computer del <SI>, che non fa trucchi e non fa inganni, perchè rispecchia fedelmente la volontà ed esegue subito  le scelte di chi lo usa.

Non voglio adesso seminare zizzania, per cui accennerò  soltanto al problema della “sicurezza” del voto, che si pone sia per delle “primarie”, che per delle elezioni nazionali, visto che adottano lo stesso processo. Basti pensare, per esempio, che il processo illustrato nei punti da 1 a 10 riguarda un procedimento “privato”, perchè i partiti non sono Enti pubblici, e non hanno personalità giuridica . Quindi, tutte le mosse sono libere, non ci sono regole, chi è più furbo e più veloce vince la posta: e con il gran numero di passaggi che compaiono in quel processo, nei quali è fondamentale l’elemento umano, le occasioni per “ciurlare nel manico” sono tante, ed anche tanti sono quelli a cui si può offrire di fare da manico…

Il metodo adottato dal Progetto G.I.S.E., invece, assomiglia molto a quello con cui lavora il computer, e che ho illustrato in uno dei primi messaggi: tante operazioni ripetute, una per votazione, e ciascuna simile ad una partita a scacchi, un giocatore è l’elettore, l’altro il computer del <SI>, il Sistema Informatico dello Stato. Ma è una partita a scacchi particolare, perchè l’elettore vince sempre: chiede di veder le varie alternative, ed il computer gliele mostra; cerca di votare un candidato, ma sbaglia qualcosa, ed il computer gli segnala l’errore e gli chiede di ripetere l’operazione, finalmente riesce a votare correttamente, ed il computer, prudente, gli chiede di confermare il suo voto; lui lo conferma, il computer accetta il voto, e l’elettore ha vinto la partita. Adesso quel voto è nella memoria del <SI>, e nessuno è potuto intervenire nel processo, neppure con un altro computer, perchè quel meccanismo di conferma ha “protetto” quel voto finchè si è insediato all’interno del <SI>. E tirarlo fuori da lì è dura…. Semplice, no?

Ho volutamente chiamato “una partita a scacchi” il processo di voto, perchè questo mi offre l’opportunità di spiegare ancora qualcosa sul computer, che non credo di aver spiegato prima. Il computer, di per sè, fa solo operazioni stupide: ma le fa con una tale velocità, gestendo un tale numero di dati, e realizzando tali risultati, da denunciare subito la presenza, dentro di esso, delle proiezioni di intelligenze superiori, sia nel campo della tecnologia che in quello della logica-matematica, capaci di concepire microcircuiti minuscoli ma potentissimi, e programmi informatici raffinatissimi: è come se, nel momento in cui uno lo usa, entrassero in esso migliaia di quelle intelligenze superiori, e si mettessero tutte insieme a lavorare per l’utente. In effetti è così, solo che quelle intelligenze sono già residenti nel computer, vi sono entrate quando esso è stato costruito con quelle tecnologie, e programmato con quei programmi, e da quel momento esse sono lì dentro, in quella “stupida” scatola di plastica, a disposizione di tutti quelli che, con modestia, cercano di imparare ad usarli.

Se nel processo di voto digitale l’elettore vince sempre, e proprio perchè il computer del <SI> contiene già tutte le stringhe logiche, le regole, i blocchi che servono a risolvere tutti i problemi che possono presentarsi durante le operazioni di voto: in altre parole, il computer è “istruito” per far “vincere” l’elettore, e permettergli di completare le sue operazioni di voto. Allo stesso modo, il computer può essere programmato per “vincere” lui : l’ha imparato, a sue spese, il campione mondiale di scacchi. il russo B. Spasski, più di 10 anni fa, quando volle sfidare il computer BLUE della IBM: Spasski vinse una partita, ma le altre 5 le vinse BLUE, sia perchè era stato programmato dai migliori specialisti mondiali di quello sport, sia – soprattutto – perchè era in grado di elaborare soluzioni alternative per  ogni mossa, a velocità molto superiore a quella, già eccezionale, della mente di Spasski…e,ovviamente, non si stancava, non si innervosiva, e non avrebbe mai preso alcuna bustarella per accettare di perdere.. 

Nel prossimo messaggio parleremo del (PEP), o Pacchetto Essenziale Protetto, dei (BEC), o Bisogni Essenziali del Cittadino, e di quali strumenti il Progetto G.I.S.E. intenda avvalersi per proteggerli.

10.A794.Felson

 

 

MPG17 – 17.11.12 – Progetto G.I.S.E.: (MPA), o Medioevalizzazione Progressiva Ascendente; (PSG), o Progetto di Sterilizzazione della Globalizzazione

17 Novembre 2012 Nessun commento

Siamo rimasti, nel messaggio precedente, alla (MPA), o Medioevalizzazione Progressiva Ascendente, quella che si verifica in una società per ragioni “limpide” ( quando è causata da un ciclo economico particolarmenet negativo, sia nella sua intensità che nella sua durata ), o per ragioni “torbide”, quando essa viene volutamente innescata in un Paese, per poterne sfruttare meglio le risorse, a proprio esclusivo vantaggio.

E’ un concetto che il Movimento Progetto G.I.S.E. considera molto brillante, e che Felsineus ha sviluppato a fondo nei suoi articoli ADF ( iniziando dal ADF 191 ): e siccome la paternità del concetto è sua, mi sembra inutile perdere tempo a ripetere cose che egli  ha già scritto: chi fosse interessato ad un approfondimento, può cercare nel blog l’acronimo (MPA), e troverà una ventina di articoli ADF dove il concetto è ampiament illustrato. Qui ne riprenderò quindi solo l’essenza, come segue:

1) La GLOBALIZZAZIONE è quel feomeno planetario, per il quale il battito d’ali di una farfalla a New York può dare origine ad un terremoto in Giappone ( come ha scritto qualcuno, di cui in questo momento non ricordo il nome );

2) La GLOBALIZZAZIONE sfrutta essenzialmente gli effetti dell’uso spudorato di due armi “globali” molto potenti, interconnesse fra loro, che sono  l’INFORMATICA ed il TEMPO: più il processo è complesso, maggiori sono le probabilità di vittoria per chi disponga di notevoli risorse economche ( da investire nell’informatica ), e di una capillare rete d’informazione, che gli permetta di conoscere gli eventi “in tempo reale”, e quindi di alimentare rapidamente con quelle informazioni la sua strttura informatica, per battere gli avversaru sul TEMPO.

3) Per i cittadini di uno Stato, oggetto di un attacco “globalizzato”, cioè proveniente da varie direzioni, ma ben ccordinate fra loro, e dotate di larghi mezzi, perchè “succursali” di un’unica grande organizzazione dotata di mezzi enormi, l’unico (PSG), o Progetto di Sterilizzazione della    Globalizzazione è quello di ”conferire” ad un unico “difensore”, anch’esso dotato di una notevole “massa” di risorse” e di un’organizzazione ben ramificata, l’incarico di difenderli: è chiaro quindi che, per essi, l’unico “difensore” con queste caratterisriche, e di cui si può fidare, è lo Stato, che essi hanno creato e tengono in vita con la loro  Concurrence.

4) per questo motivo, qualunque idea balzana che possa condurre ad un indebilmento dello Stato ( come ad esempio la tristemente famosa “devolution”  ) deve intendersi come una manovra tesa ad indebolire lo Stato, e quindi tesa a favorire l’attacco globalizzato  ai cittadini che lo costituiscono.

5) Per difendersi con successo da un attacco globalizzato, lo Stato deve essere in grado di reagire con armi anch’esse globalizzate: in particolare con un Sistema Informatico <SI>, in grado di operare il più possibile automaticamente, per default, cioè sulla base di schemi/regole/blocchi primpostati nel <SI>, in grado  di gestire “in automatico” la stragrande maggioranza degli eventi che interessano i cittadini: lasciando che solo una piccola parte ( la più piccola possibile ) resti esclusa dal “processo automatico”, e richieda quindi un’attenzione e delle misure dedicate.

Il primo metodo ( le regole sono impostate a priori, e vengono “calate” sui cittaini per risolvere i problemi che li riguardano ) si chiama Processo TOP-DOWN; il secondo, in senso inverso, nel quale i problemi dei cittadini vengono fatti “risalire” fino allo Stato, affinchè dedichi loro un’attenzione e delle soluzioni particolari, si chiama Processo DOWN-TOP ( in realtà, in inglese si dovrebbe chiamare “Processo Bottom Up”: ma siccome Felsineus ha usato l’espressione “Down-Top”, possiamo usarla anche noi, si capisce bene cosa significhi ). La linea immaginaria che divide le du zone viene chiamata da Felsineus (LIA), o Livello di Inversione dell’Approccio: al di sotto del (LIA) abbiamo la zona “default” <d>, che viene gestita in automatico; al di sopra, abbiamo la zona <ddd>, Deviazione dal default, dove sono necessarie azioni mirate: vedremo meglio tutto questo quando parleremo del Fisco.

Quando il nostro Paese ha cominciato a subire i primi attacchi globalizzati, eravamo all’inizio degli anni ’80: e per circa 20 anni questo fenomeno è stato “sofferto” in Italia, come in tutti i Paesi Europei: ma quella “sofferenza” ha avto nei due casi effetti diversi. In molti Paesi, essa ha costituito l’occasione per cominciare a rimodernare lo Stato; da noi, purtroppo, lo Stato non ha fatto nulla per proteggere i cittadini, mentre hanno cominciato a nascere molte iniziative private, che avevano capito come la globalizzazione, in presenza di una totale inerzia da parte dello Stato, offrisse molte nuove opportunità di business, che poteva essere sviluppato nelle nuove aree, che le vecchie leggi italiane non sapevano coprire, e dove quindi nulla era vietato, semplicemente perchè non era neppure conosciuto.

Così, molti cittadini italiani, vedendo personaggi di solida immagine approfittare spudoratamente della situazione, in nome della “libertà”, hanno  trovato facile adeguarsi: e l’esercizio intensivo delle tre “inclinazioni natural” elencate nel messaggio MPG16, INTERMEDIAZIONE, INVENZIONE DI NUOVE OPPORTUNITA’ e PROTEZIONE DELLA POSIZIONE è diventata uno stile di vita,  in un tripudio di filiere tropopo lunghe ( e quindi di  scarsa competitività ), di nuove posizioni pubbliche ad personam ( pletoriche, e quindi inutili ), di moltiplicazione dei “nodi strutturali” gestiti come piccoli feudi, della serie: ” Il nostro database è diverso da tutti gli altri, e quindi ho bisogno di altri tre informatici per farlo colloquiare con gli altri: sen on vi va bene, dite  agli altri di cambiare i loro “.

Purtroppo, dai primi casi isolati l’esercizio dello “assalto alla diligenza” ha fatto rapidamente molti proseliti, perchè prometteva guadagni facili, ed un pelo non troppo folto sullo stomaco: “dopotutto, non abbiamo mica ucciso nessuno, no?…e poi, se fanno quelli del PDL, perchè non possiamo farlo anche noi del PD?…E poi, avete sentito dello sccandalo nella Protezione Civile?…sono stati dei fessi, a farsi scoprire…il nostro trucco delle false fatturazioni non lo scopriranno mai…ma anche se lo scoprissero…abbiamo dei santi importanti, in Paradiso..che ci aiuteranno senz’altro..visto che abbiamo noi le ricevute dei loro intrallazzi per importare in Italia auto di lusso evadendo l’IVA….”

Ecco, questa era la situazione del nostro Paese, all’inizio di questa legislatura ( 2008 ), quando esplose  la “bolla finanziaria”, la banca d’affari USA Lehman Bros, fallì, e tutto non fu più come prima. Questa è una bella espressione, quasi romantica: ma com’era prima? Era come l’ho descritto io finora, quel “prima”? Allora, cari amici, debbo darvi una brutta notizia: la crisi finanziaria c’è, e picchia duro: ma è solo la seconda, perchè noi la crisi ce l’avevamo già, tutta made in Italy, e la (MPA), o Medioevalizzazione Progressiva Ascendente era già in corso da tempo, e stava progredendo bene. La crisi finanziaria le è caduta sopra come un macigno, ed ovviamente non poteva che peggiorare la situazione per il Paese: ma per coloro che stavano ( e   stanno tuttora ) dietro alla (MPA), la crisi finanziaria è venuta a fagiolo, perchè così essi possono ora dare la colpa di tutto alla seconda crisi, e tentare così di nascondere la prima.

Abbiamo a che fare con personaggi molto intellignti, e di grande esperienza: assorbito lo scossone del 2008, essi si sono buttati subito sulla nuova sfifa: “Come possiamo noi gestire la crisi finanziaria, in modo che in realtà aiuti a progredire la (MPA) che sta sotto, senza far andare l’Italia a gambe all’aria?”. Il Movimento Progetto G.I.S.E. una risposta a questa domanda crede d’avercela, ma essa richiede ancora lo spazio di un  messaggio: e sarà il prossimo.

10.A794.Felson

 

 

 

MPG10 – 10.11.12 – Progetto G.I.S.E. – Registrazione ‘R’ – Prevenzione ‘PRE’

10 Novembre 2012 Nessun commento

Mi è sembrato inutile, nell’articolo MPG9, dilungarmi troppo su tutte le funzioni che si possono realizzare con le “carte intelligenti” <dsc>: alla fine, si tratta della “interazione” fra un microprocessore ed una memoria riscrivibile e programmabile (EPROM), con tutti i vantaggi che queste soluzioni offrono: molto più utilke mi è sembrato passare subito ai “concetti” che sottendono all’uso delle   <dsc>, che ovviamente può essere ampliato ben al di là dei pochi esempi che ho illustrato nel messaggio MPG9. Questi ”concetti” sono  essenzialmente  quattro   :                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       c1)  il concetto di Deliverance <D> esteso all’informazione: se i dati registratu sono relativi ad un cittadino, egli ha il pieno diritto di poterne venirne subito a conoscenza; per questo, dovrà solo strisciare la sua <dscp> in un POS connesso con il <SI>, inserire nello stesso la sua password, e così accedere ai suoi dati personali  ( identità, dati sanitari, dati legali, dati delle sue licenze di guida, dati finanziari, ecc. ; ) in modo da poterli subito controllare, scaricare sulla sua <dscp>, ed averli così disponibili per ogni .evenienza;  c2) la stessa Deliverance <D > estesa ai dati dello Stato, perchè di libero accesso ( e quindi senza necessità di pssword ) per ogni cittadino italiano, in quanto il codice della sua <dscp> è associato al suo Codice Fiscale, che è un codice  italiano;                                                                                                                                                                                                                                                    c3) il concetto di default, perchè le due regole suddette rappresentano la regola, la norma valida per tutti i cittadini italiani, che non abbiano pendenze con la legge: se ne avessero, infatti,  la <dscp> permetterebbe di instaurare una <ddd>, o Deviazione dal default, limitando a vari livelli la  possibilità del cittadino di usare gli accessi del punto c2) (cioè in pratica riducendo i vantaggi di cittadinoi riconosciutigli dallo Stato ):  vedremot meglio questo punto quando parleremo della .CITTADINANZA ITALIANA ),                                                        c4) la possibilità di poter finalmente fare qualche passo sull’impervio sentiero della Prevenzione <PRE>, una necessità che finora non è stata molto considerata nel nostro Paese: si tratta di una sorta di devianza culturale, innescata e coltivata dai dettami della reilgione cattolica, per la quale ogni evento è un “Atto di Dio”, e quindi offende Dio chiunque cerchi di prevenire quell’evento, anche se si sa già che esso porterà danni e lutti. Non credo che sia un caso che anche l’Islam imponga lo stesso tipo di rispetto per gli “Atti di Dio”: per cui resta valida la considerazione di Felsineus, quando dice che che la più grande nemica di una religione non è un’altra religione, perchè ambedue hnno un nemico comune, il laicismo, che egli chiama (RLU), o Religione Laica dell’Uomo ( vedasi il messaggio MPG5 );

E’ proprio nel campo della Prevenzione che l’uso della Registrazione <R> e del <SI> ( con le sue periferiche <dscp> e <dscv> ) offre i suoi vantaggi più significativi: se un cittadino mostra di essere poco affidabile, ed incline al reato ( civile o penale che sia ), quegli strumenti permettono di operare subito un (AOR), che significa contemporaneamente Allontanamento dall’Occasione di Reato, ed Allontanamento dell’Occasione di Reato ( ne paleremo ancora trattando della Giustizia ); se invece appare dedito all’alcool, od alla droga,  gli sstessi strumenti permetteranno di modificare la sua <dscp>, in modo che qualunque sia il veicolo su cui la usa, l’interazione <dscp> –> <dscv> –> black box non gli permetta, all’inizio, una velocità superiore a 80 km/h, se è un’auto, e 60km/h se è un motociclo; se poi egli persevererà nella sua dipendenza da alcool e droga, a quelle misure si aggiungerà anche quella di doversi sottoporre, prima di mettersi alla guida, ad un esame del sangue, i cui risultati verranno registrati sia sulla sua <dscp> e sul <SI>. Se l’esame  risulterà negativo, la sua <dscp> permetterà alla <dscv> di dare alla black box il consenso all’avviamento del veicolo ed alla sua guida, eventualmente solo per un tempo limitato, determinato dai risultati dell’esame: altrimenti, la sua <dscp> bloccherà tutto, ed il veicolo non potrà partire ; ecc.ecc. Come vedete, cari amici, i metodi per fare Prevenzione ci sono, e gli strumenti per realizzarla pure: si tratta solo di mettersi lì, e cominciare ad introdurla; all’inizio costerà parecchio, ma in seguito – anche prescindendo dall’impatto umano e sociale di tutti quei morti, e feriti, ed invalidi – la Prevenzione ci farà risparmiare una montagna di risorse economiche, perchè sul medio–lungo periodo il suo “moltiplicatore”, che all’inizio è negativo, diventerà molto alto ( del concetto di “moltiplicatore” parleremo molto preste ).

Concludo questo messaggio per evidenziare anche l’effetto psicologico di dissuasione ( e, quindi, ancora di Prevenzione ed (AOR))), che un sistema di Registrazione <R> e di immediata reazione da parte di un <SI>, basati ambedu su processi completamente aautomatici, può avere su coloro che abbino inenzione di infrangere la legge, od anche – più semplicemente – di fare i propri comodi a spese degli altri. Una cosa è tentare il colpo, sapendo che prima che siano terminate le indagini, si dia inizio al processo, e si arrivi ad una eventuale condanna, passeranno almno tre anni: durante i quali, se il reato non era proprio molto grave, si potrà tentare un altro colpo, badando bene a muoversi sempre più veloci della Legge ( cosa invero non difficile, oggi ); un’altra cosa è sapere che tutto quello che viene fatto viene anche registrato nel <SI>, e che questo contiene già delle “formule” atte a fermare l’eventuale operazione “fuori dalle righe” o – come minimo – a lanciare un allarme a chi di dovere, eventualmente anche in tempo reale (!). E’ questo un approccio totalmente nuovo al problema “reato”, che approfondiremo meglio quando parleremo di Giustizia.

10.A794.Felson

 

 

 

 

 

MPG8 – 8.11.2012 – Progetto G.I.S.E. – Sistema Informatico : il concetto di “default” , le carte “intelligenti”.

8 Novembre 2012 Nessun commento

Spero che non abbiate sofferto troppo durante la lettura del mio pedante e noiosissimo messaggio MPG7: purtroppo, è necessario che il lettore abbia almeno una infarinatura di base sui concetti e sulle tecniche che il Progetto G.I.S.E. ha adottato nei vari casi, perchè altrimenti non potrebbe capire cosa significano, ma soprattutto a cosa servono; spero quindi che i chiarimenti che ho fornito siano stati sufficienti a conseguire questo obiettivo.

Uno di questi concetti, molro importante in informatica, è quello di default <d>: che ha anche una sua tecnica di applicazione, la più semplice di tutte, perchè consiste nel chiedere al sistema ciò che si vuole da esso, e poi lasciare che esso faccia tutto da solo, utilizzando le impostazioni/regolazioni/sequenze ecc.  che vi ha inserito  chi l’ha progettato /costruito /installato ( perchè una prima serie di imposazioni bisogna sempre dargliela, se non altro  per verificare che tutto funzioni correttemente ). Il termine inglese default , che di per sè significa errore, mancanza, insufficiena, ecc., viene usato in informatica proprio con questo significato: “in mancanza di altri dati, il sistema userà quelli dell’impostazione iniziale”, scivolando poi inevitabilmente nel significato più ampio:”questa è la regola/la norma/ la convenzione che il sistema userà per default”, cioè in mancanza di regole/morme/convensioni diverse.

Tornando ora ai nostri problemi, quindi, impostare una Registrazione <R> per default  significa impostare un database concepito in un certo modo, ed utlizzarlo per tutte le migliaia, od i milioni di soggetti coinvolti nella Registrazione, senza modificare le regole per alcuno di essi: se questo si può accettare, allora la raccolta dei dati da registrare può essere “automatizzata”, nel senso che non occorre più andare in giro a raccogliere i dati man mano che diventano disponibili, ma si inseriscono per primi i dati di cui si dispone, e per quelli mancanti si creano dei meccanismi di trasmissione dati ( ad esempio, tramite INTERNET ) in modo che siano i soggetti interessati a trasmettre automaticamente al sistema i dati che li riguardano.

Un esempio varrà a chiarire meglio ilc oncetto. Supponiamo di aver un signor Rossi ( il tipico “italiano medeo” ) che va a comprare un paio di scarpe: oggi, dopo l’acquisto ed il pagamento delle scarpe, il venditore gli consegna la scatola con le scarpe nuove, e lo scontrino fiscale emesso dal registratore di cassa. Il signor Rossi esce, torna a casa e mette lo scontrino insieme agli altri scontrini, disinteessandosne, perchè tanto con quello non può farci nulla: ha speso € 100 per le scarpe, e buonanotte. Ma potrà anche capitare che, per curiosità, guardi quello scontrino, e solo allora si accorga che non è uno scoiontrino fiscale, ma solo una sorta di ricevuta per i 100 EURO che ha speso: per cui, se volesse fare il bravo cittadino, dovrebbe telefonare alla Guardia di Finanza, al 177, e denunciare il reato. dopodichè dovrebbe andare a firmre il verbale di denuncia, e da quel momento tenersi a disposizione della GdF, che potrebbe chiedergli ulyeriori chiarimenti.       CONCLUSIONE: il signor Rossi manda il negoziante all’inferno, si tiene le sue scarpe, ed il negoziante ha evaso le imposte su 100 EURO.  Se invece il negoziante è stato onesto, e gli ha veramente dato uno scontrino fiscale, quel valore di € 100 si sommerà a tutte le altre sue vendite nel corso dell’anno, e sul totale di quelle vendite pagherà le imposte, se la sua dichiarazione dei redditi sarà fedele: ma la seconda parte dell’operazione resterà pur sempre sterile, perchè lo scontrino in manmo al signor Rossi non servirà ancora a nulla

Vediamo invece cosa succederebbe con un sistema di Registrazione automatica: il registratore di cassa de negoziante ora è costituito da un POS opportunamente modificato, cioè un punto di collegamento ad INTERNET ( come quello usato per il BANCOMAT ), che si può connettere con il <SI> centrale, nel cui database sono già registrati sia il negoziante, con la P.IVA della sua attivitò, sia il signor Rossi, con il suo Codice Fiscale: inoltre, in un altro database del <SI>, sono già pronte tre serie di dati: la serie dei codici delle transazioni ( vendita, acquisto, affitto, nolo, consulenza, prestazion artigiana, prestazione professionale, ecc. ), la serie dei codici delle attività ( commercio calzature, commercio ortaggi, assistenza legale, cure mediche, ecc.ecc. ), e la serie  delle “riprese fiscali, cioè i fattori di maggiorazioneriduzione previsti dalla Agenzia delle Entrate per ciascuna attività ( vedremo meglio questi aspetti quado parleremo del FISCO ). Una volta consegnate le scarpe nuove al signor Rossi, il negoziante verifica che il suo POS sia connesso con il <SI>, vi passa la sua <dsci> , per fornire la sua P.IVA, poi preme il pulsante VENDITA, poi chiede al signor Rossi la sua <dscp>, digita il valore della vendita, e preme INVIO.  In quel momento, il <SI> registra la transazione due volte, sia in un record intestato al negoziante, sia in uno intestato al signor Rossi: mentre il POS registra l’avvenuta vendita sia nella sua memoria interna, che in quella della <dscp> del signor Rossi, cosicchè un eventuale contrololo della GdF non potrà che constatare l’assoluta regolarità della transazione, mentre, trattandosi di scarpe non di lusso, il signor Rossi potrà vantare dallo Stato un credito d’imposta sugli € 100 che ha speso, perchè le scarpe sono un “bisogno essenziale” per lui.

Niente più scontrini, quindi, tutto viene fatto in automatico: e questo grazie al concetto di Deliverance <D> di Felsineus, esteso anche alla Registrazione <R> dei dati, che avviene non solo sul <SI>, ma anche nella <dscp> che il signor Rossi ha in tasca, dotata di un microprocessore per la connessione ad INTERNET e, volendo, agli SMART-PHONES ( sempre attraverso un POS ), ma soprattutto di una memoria nella quale si possono conservare i dati eelativi agli ultimi 30 giorni, od anche olrre ( dati che il signor Rossi potrà in ogni caso sempre rintracciare sul <SI>, accedendovi con la sua <dscp> e la sua password, attraverso dei PUNTI (ASI) DI ACCESSO AL SISYEMA INFORMATICO <SI>, che saranno presenti – individubili tramite un’apposita insegna -  in’tutti gli Uffici Postali ed in tutte le tabaccherie, oltre che presso tutte le caserme dei Carabinieri, i posti della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, gli Uffici Comunali e quelli dell’Agenzia delle Entrate.

Questi concetti li riprenderemo spesso, mei prossimi messaggi, per ora vi chiarisco solo il significato delle sigle: <dscp> è una digital smart card for persons, cioè una carta intelligente digitale per le persone, mentre la <dsci> è una digital smart card  per le imprese: ad esse si accompagnerà anche, come vedremo, una <dscv>, cioè una digital smart card per tutti i tipi di veicoli, che sarà in grado di risolvere molti problemi relativi al traffico che fino ad oggi sembravano irrisolvibili. E’ per questo che ve le menziono già oraanche se poi ne riparleremo fra qualche giorno: affinchè cominciate  a far lavorare l’immaginazione, a crearvi dei nuovi scenari costruiti e gestiti con quusti concetti, a parlarne fra di voi, im modo da essere più interessati e ricettivi quando ne parleremo a fondo.

10.A794.Felson

ADF263 – 14.12.09 – G.I.S.E.(230). (MOA), Aggressione all’on. Berlusconi del 13.12.09

14 Dicembre 2009 Nessun commento

ADF259-15.07.09-G.I.S.E.(226):(MSG)(2),Mistif.Part.Sponda(MPS)(1),PartitoDellaSfiga(PDS)(1)

15 Luglio 2009 Nessun commento

ADF258-30.06.09-G.I.S.E.(225):(MEA)(8),(RSM)(5),(MGE)(1),(MRT)(1),(MPP)(1)

30 Giugno 2009 Nessun commento