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MPG39 – 11.12.12 – Progetto G.I.S.E.: la Giustizia

11 Dicembre 2012 Nessun commento

Non credo esista un altro Paese che possa vantare una Magistratura colta e giuridicamente solida come quella italiana: ma, allo stesso modo, non credo che esista un altro Paese con 8 milioni di cause pendenti: scopo di questo messaggio è quello di cercar di capire come l due aspetti, quello positivo e quello negativo, possano coesistere, e come si possa utilizzare l’aspetto positivo per eliminare quello negativo.

Le esperienze legali maturate in questi ultimi anni – fortunatamente solo di indole civile – hanno permesso a chi vi scrive di accumulare una certa espeienza in materia: non sul sapere giuridico in sè, , bensì soprattutto su quello formale/procdurale: fatto che mi permette di fornirvi la visione del problema “GIUSTIZIA”, come essa appare agli occhi del comune cittadino, il nostro sig. Mario Rossi:

  • 1.- L’AUTOTRFRTRNZIALITA‘: come ho scritto in uno dei messaggi pecendenti, un “cerchio aperto”di potere,  dove l’ultimo estremo  non si congiunge col primo, è un elemenyo di squilibrio, che consuma energia, senza produrre alcun frutto, che non sia la soddisfazione degli interessati di essere “indipendenti”. Tutto dipende quindi da cosa si intende per “indipendenti”: se signifca “essere indipendenti dal potere politico”, sta bene, il principio è confermato anche dalla Costituzione; : ma se quesro percorso scivola nel “siamo indipendenti da tutti”, allora non va più bene, perchè anche la Magistratura è un servizio dello Stato, al quale è stato conferito il compito di difendere un (BEC), un Bisogno Essenziale del Cittadino molto importante, che è la GIUSTIZIA: per cui appare logico che l’ultimo estremo del cerchio, quello che dovrà decidere sulla Magistratyra, siano i cittadini, attrtraverso appositi Comiati Civici che dovranno pronunciarsi sull’operatodella Magistratura: non sul piano giuridico ( che resta sotto l’esclusiva competenza della Magistratura ), ma sul piano civico, cioè sul modo in cui l’operato della Magistratura impatta sulla vita civile di tutti. Ed il Progetto G.I.S.E. prevede che la costituzione, l’istruzione e la gestione di questi Comitati Civici sia affidata al (SGN), il Serizio G.I.S.E. Nazionale, la cui mission è proprio quella di fare da “interfaccia” fra i cittadini e le Istituzioni.
  • 2.- Il REATO: L’approccio della Magistratura al REATO è di tipo manicheo: se REATO c’è stato, lo si persegue e lo si punisce, altrimenti non si fa nulla. Questo atteggiamento ricorda molto le votazioni con le conchigli bianche o nere ( il famoso “ostracismo” dell’ antica Grecia), ma non va bene per una società moderna, per la quale è si importante la punizione del/l’assoluzione dal REATO, ma soo ugualmente importnti alti due aspetti:
  • 2.1. - La PREVENZIONE <PRE> del REATO, intesa come messa in opera  di tutti i mezzi atti a prevenire il REATO ( ad es., le telecamere di sorveglianza, la <dscp> usata come mezzo di controllo, ecc., come illustrato in un messaggio precedente ) );
  • 2.2.L’ALLONTANAMENTO DALL’OCCASIONE/DELL’OCCASIONE DI REATO (AOR). inteso come la “separazione fisica” fra il potenziale “reprobo” e le persone/le cose contro cui potrebbe compiere il REATO.  I concetti di (LPT) e (CLR), visti nei messaggi precedenti, sono qui di grande aiuto: se qualcuno è violento con la moglie e con i figli, ad esempio, dopo un primo avvertimento da parte del (SGN),  verrà inviato per una cura “disintossicante” in un ameno (CLR) a parecchie centinaia di chilometri di distanz, dove lavorando ( e mandando i soldi a casa ) potrà riflettere sui suoi comportamenti, e – si spera – cambiare atteggiamento ( dei modi di tenerlo sotto controllo tramite la sua <dscp> abbiamo già parlato: volendo, la <dscp> potrà anche essee dotata di un localizztore GPS, di una trasmittente, ecc. , che lo obbligheranno a non allontanarsi più di X km dal  suo (CLR), pena l’ccensione di un allarme sulle scrvanie della Polizia o dei Carabinieri, che si metteranno subito in caccia per “recuperarlo”.
  • 3.- Il PROCESSO: Nulla da dire sui tre gradi di giudizio previsti dalla Costituzione: mentre invece c’è molto da dire sull’uso del fattore TEMPO, per i motivi seguenti:
  • 3.1 - Le PROCEDURE: Esse – ovviamente – sono necessarie, ma non debbono mai essere “mescolate” con i fatti e le prove dei fatti, perchè abitano su piani divers: ed il tentare di mescolarle porta ad una “deformazione” del procedimento, che ne inficia la validità giuridica. Il Progetto G.I.S.E. considera la violazione delle procedure una mancanza di rispetto verso la Magistratura e la controparte insieme: e per questto quella violazione – fatti salvi i casi di oltraggio al Giudice od alla Corte – dovrà essee sanzionata, e la sanzione dovrà essereper  scaricata sul legale che non ha rispettato la procedura; ma esse non dovranno mai essere usate per nascondere o trascurare i fatti provati, perchè questi hanno valenza giuridica, mentre le procedure debbono avere solo valenza  amministrativa. Un tipico esempio di questa violazione è quello del legale che, d’accodo con la controparte, “dimentica” di presentare, con la memoria di costituzione, qualche documento importante: poichè la procedura non permette di presenare quei documenti nelle udienze successive, egli – con quella semplice “dimenticanza” – riesce a far perdere la causa al suo cliente. Pensate che io stia scherzando?  io di casi così ne ho già avuti tre: per cui vi consiglio, se dovete iniziare una causa, di leggere attentamente l’atto di costituzione che il vostro legale ha preparato per voi, e soprattutto di verificare che quei documenti importanti siano almeno elencat nella lista degli allegati al’atto ( se lo sono, ma vengono “dimenticati”, si potrà chiedere al Tribulale di presentarli più tardi ).
  • 3.2.- I LEGALI: Se la GIUSTIZIA è un (BEC), un Bisogno Essenziale dei Cittadini, è assurdo che questi debba mettersi elle mani di professionisti privati che, per ovvi motivi, soon interessati a mantenere alto il loro “flusso di cassa”, e quindi ad accettare quante più cause possibili che poi, per ovvie limitazioni di tempo, essi dovrnnno cercare di spostare sempre più avanti nel tempo, in modo da far posto, nel loro portafoglio, a qualche nuova causa più urgente: e visto che questo fa anche moltiplicare il numero delle udienze, e quindi la loro parcella finale, a loro la situazione attule non dispiace per nulla. Il vero problema è che, in questo, essi trovanodegli alleati negli organi giudicanti, che cercano di usare il TEMPO come elemento monitorio, per obbligare le partie a trovare un punto di conciliazione: per cui si assiste ad un vero e proprio “gioco al massacro”, nel quale le vittime designate sono le parti in causa, e l’efficienza della macchina gudiziaria insieme ad esse.
  • 3.3. – Il TEMPO: oltre a quanto detto qui sopra, il TEMPO gioca un altro ruolo importante nella gestione delle PRESCRIZIONI che – di nuovo – mescola pericolosamente la componente giuridica con quella amministrativa, arrivandm addirittura – in questo csso – a far prevlere la seconda sulla prima. In sè, il concetto di PRESCRIZIONE non è sbagliato: se un processo dura due anni, è giusto che la PRESCRIZIONE scatti a cinque anni, perchè chii vanta dei diritti deve farli valere al più presto possibile; ma se si prevede che il procedimento durerà otto anni, che senso ha parlare di PRESCRIZIONE a 10 anni? Basta qualche piccolo cavillo, qualche spintarella, ed il REATO sarà prescritto prima che il procedimento sia teminato.
  • 3.4 – Le SENTENZE: come detto all’inizio, i nostri Magistrati sono dei pozzi di scienze giuridiche: per cui è ovvio che l loro forma mentis li conduca a riversare in ogni sentenza tutto lo scibile conosciuto su quell’argomento. Ma serve veramente scrivere 4 pagine di sentenza per una lite di condominio? Non è più razionale, ed efficace, articolare anche la stesura delle sentenze, in modo che esse siano più concise per i casi di minor importanza, e più approfondite per quelli più importanti? e  prevedere diversi “livelli” di sentenza a seconda del livello di giudizio raggiunto dal procedimento? Creando così un riferimento ortogonale per le sentenze:: sulle ascisse ( asse x ) la loro lunghezza, sulle ordinale ( asse y ) il loro grado di approfndimento: dove i due aspetti non sono equivalenti, perchè possono occorrere 10 pagine per una sentenza su una causa di condominio, se sul quell’argomento ci sono varie sentenze della Cassazione, non concordi fra loro; mentre, di converso, si può scrivere una sentenza di due pagine, se il rferimento è una legge sola, talmente chiara e ben sperimentata, da costituire di per sè una sorta di “sentenza in fieri“, anche se si tratta del naufragio della COSTA CONCORDIA.
  • 4. -CARCERI E DETENZIONE: La situazione non è insostenibile solo dal punto di vista logistico, ma anche da quello sociale: oltre ad essere economicamnet molto pesante. Occorre trovare una soluzione che liberil le carceri da almeno 40.000 detenuti, lasciando dentro solo  coloro che si soo macchiati di delitti contro la persona, o che hanno truffato migliaia di persone: e questo si può ottenere solo creando apposite  (ULR), Untà di Lavoro Redentivo, che si sposteranno per i vari (CLR) per progetti specifici, e che saranno organizzate come unità autosufficienti, ciascuna dotata del proprio cantiere mobile, in modo  da essere subito a disposizione dell Protezione Civile,e  dei mlitari, in caso di bisogno

Il progetto G.I.S.E. prevede di modificare la situazione attuale come segue:

  • Per il punto 1.- AUTOREFERENZIALITA’: le richieste della Magistratura, che riguardano la Magistratura stessa, verranno sottoposte ad un apposito Comitato Civico, assistito dal (SGN): se necessario, il (SGN) allargherà l’ambito cel Comitato Civico a tutta la popolazione,  che si esprimerà con un voto per l’una o l’altra delle soluzioni elaborate dal (SGN);
  • Per il punto 2.1 – PREVENZIONE: il (SGN) studierà le posasibili modalità d’utilizzazione della <dscp>, in modo da trasformarla in efficace strumento di PREVENZIONE;
  • Per il punto 2.2.- ALLONTANAMENTO DALL’OCCASIONE/DELL’OCCASIONE DI REATO: il (SGN) elaborerà un progetto per la creazione di diversi livelli di Campo di Lacvoro Retribuito CLR), che ospiterà coloro che, nonostante un primo avvertimento, hanno dimostrto di non essersi messi ancora in riga. La decisione sul tipo di (CLR), e la durata del “soggiorno”, saranno ovvimente di competenza della Magistratura;
  • Per il punto 3.1.- – PROCEDURE: La Magistratura, con l’iuto del (SGN), introdurrà nel c.pc. e nel c.p.p.  il concetto della distinzione fra violazioni amministrative ( le PROCEDURE ) e violazioni delle leggi , dove le prime non dovranno mai avere  il sopravvento sulle seconde;
  • Per il punto 3.2. – LEGALI: Essendo la GIUSTIZIA un (BEC), essa dovrà essere gratuita, all’interno di un Servizio Forense Nazionale (SFN), nel quale entreranno sia la Magistratura odierna, che i legali ( con titolo di avvocato ) che ne faranno domanda, e la Polizia Giudiziaria ( in pratica, una situazione analog a quella dei medici del SSN ): Questi avvocati saranno equiprati agli attuali “difensori d’ufficio”, e quindi avranno degli appositi contratti con lo Stato. Gli avvocati che non vorranno aderire a questa opzione potranno continuare a praticare la loro professione, come fatto finora
  • Per il punto 3.3. – TEMPO: Alla Magistratura verrano affiancati dei managers, meglio se dotati di competenza nelle procedure legali, con il compito di occuparsi di tutti i problemi che non siano di natura strettmente giuridica: primo fra tutti, la gestione del TEMPO , di conseguenza, del calendario delle PRESCRIZIONI, in modo da evitare che imputati per gravi delitti possano cavarsela per sopravvenuta PRESCRIZIONE;
  • _ per il punto 3.4. – SENTENZE: Il )SGN) elaborerà, di concerto con il (SFN), un nuovo progetto, per l’introduzione nel nostro sistema giudiziario di un nuovo tipo di “sentenza breve“, da pronunciarsi in poche righe dopo un “processo breve“, nrl quale – con l’aiuto di un apposito schema di parametrizzazione – si perverrà ad una conclusioe provvisoria, con il solo scopo di provvedere subito alla sua Registrazione <R> sul Sstema informtico <SI>: evitando così l’assurda stuazione attuale, nella quale il sospettato di qualche reato ( specialmente contro il patrimonio ) continua a fare quello che vuole, ini attesa del processo.
  • per il punto 4. – CARCERI E DETENZIONE: La gestione di qusto problema verrà affidata al (SGN), con la collaborazione del (SFN) e delle Forze dell’Ordine.

Con il prossimo messaggio, inizieremo ad affrontare il problema WELFARE: anche per quello aspettatevi delle grosse novità.

10.At94.Felson

MPG29 – 29.11.12 – Progetto G.I.S.E. – Il caso ILVA a Taranto – La Competitività – La Responsabilità “RES”

29 Novembre 2012 Nessun commento

Fra tutti i motti di Felsineus che abbiamo visto finora, quello che più richiama il concetto di COMPETITIVITA’ è, ovviamente, quello che si esprime con l’aforisma “Il CAP crea LAV, ed il LAV crea CAP”, che riaasume in sè l’alleanza fra il capitale CAP ed il lavoro LAV, nel creare un (SEV), o Svciluppo Economico Virtuoso: giustamente, perchè sia il CAP che il LAV, per conseguire quell’obiettivo, hanno ciscuno bisogno della COMPETITIVITA’ dell’altro: come se ciscuno dei due riflettesse nell’altro quello che esso ha riflesso in lui, in un continuo scambio di risorse, che ad ogni passaggio aumentano di volume.Infatti:

  • il CAP , per poter crescere, deve produrre un RITORNO certo ed il più possibile ricco e veloce su un iNVESTIMENTO: e siccome quell’INVESTIMENTO viene usato per creare LAV, è ovvio che più quel LAV sarà cpmpetitivo, più il CAP ne trarrà profitto: se non fosse così, il CAP subirebbe una PERDITA, e non avrebbe più risorse per creare nuovo  LAV ;
  • il LAV,  per operare, ha bisogno di risorse, che gli possono derivare da un INVESTIMENTO, che però dovrà essere competitivo, cioè il meno costoso possibile, per non appesantire il prezzo del proprio prodotto con di oneri finanziari troppo alti, che non lo renderebbero più competitivo, per cui gli affari diminuirebbero, ed esso non avrebbe più risorse per creare nuovo CAP.

Se quindi il discorso sulla COMPETITIVITA’ fosse limitato ai rapporti imprese-lavoratori, non sarebbe difficile trovare una soluzone, visto cjhe alla fine ambedu siedono nella stessa barca; purtroppo, non è così, per chè i due, in quella barca, sono solo dei rematori, mentre al timone c’è il Paese in cui operano: e se anche quello non è competitivo, anche il miglior accordo fra imprese e lavoratori non potrà condurre a risultati soddisfacenti.

Per definire la COMPETITIVITA’ di un Paese, Felsineus propone di suddividere il suo PIL in due parti, indipendenti una dall’altra: quella della “produzione di ricchezz”, e quella della “metabolizzazione della ricchezza”: in altre parole, gli asini che pompano l’acqua fuori dal pozzo, e le volpi che la custodiscono in un luogo sicuro, e ne danno un pò agli asini solo dopo averne prelevata una buona quantità per sè, e per i furetti e le donnole che le aiutano a “coordinare” la sua conservazione e distrbuzione ( suggerisco che a questo proposito leggiate, cari amici, il bell’articolo ADF2 di Felsineus, del 10.09.2006, dal titolo “L’armo da otto” ). Rimandando al messaggio seguente una trattazione più organca dell’argomento “Competitività dello Stato”, mi sembra interessante cercare di stabilire qui un confronto fra due casi eclatanti di sfruttamento economico-sociale dell’inquinamento ambientale, e cioè il caso ILVA paragonato al caso ETERNIT, il compound cemento+asbesto prodotto anche in Italia da alcune fabbriche appartenenti al magnate svizzero Schmiedeiny. Divido quindi questo confronto nelle sue due componenti fondamentali, la gravità dell’inquinamento ( intesa soprattutto come capacità dei cittadini, lavoratori diretti e no, di rendersi conto del pericolo ), e l’estensione dell’inquinamento, cioè il suo grado di diffuzsione anche al difuori/lontano dai luoghi di produzioem

  • gravità: il caso dell’ETERNIT mi appare senz’altro più grave di quello delle scorie ILVA. Il fatto che l’asbesto fosse inglobato nel cemento ha fatto ritenere ai lavoratori che alla fine l’unico pericolo fosse la polvere di cemento, concentrata nei luoghi di produzione; per cui, alla fine, non era qualcosa non molto diverso dal lavorare in un cementificio. Nel caso ILVA, invece, era impossibile che i lavoratori che trasportavano nei piazzali le polveri risultanti dai processi di fusione del materiale ferroso, che vedevano i fumi densi di particolato uscire dalle ciminiere, che sentivano l’odore acre dei gas tossici uscire dai serbatoi, , non si rendessro conto del fatto che al primo refolo di vento tutta quelle sostanze si sarebbero diffuse nell’aria, ed avrebbero invaso le loro case, ed i polmoni delle loro mogli e figli.
  • estensione: anche qui, secondo me, il caso ETERNIT appare più grave di quello ILVA, perchè l’ETERNIT non diffondeva fibre di asbesto solo al momento della sua produzione, ma continuava a rilasciarne man mano che si polverizzava il cemento che le teneva insieme: e poichè quelle lastre sono andate a coprire case, stabilimenti, ecc. in tutto il mondo, l’espansione dell’inquinamento da ETERNIT è stata “globale”. Nel caso ILVA, il danno è stato invece “limitato” ( se così si può dire ) alle zone di produzione, ed a quelle viciniori, che nel caso di Taranto significava anche il mare Ionio: il prodotto finito, infatti, erano le coils, le immense bobine di lamiera d’acciaio, che a quel punto però non inquinavano più.

Nell’articolo precedente, quindi, ho volutamente calcato la mano sul fatto che la tragedia dell’ILVA stia stata senz’altro un brutto esempio di “cartolarizzazione dell’inquinamento“, non molto diversa dalla “cartolarizzazione dei titoli tossici” operata dalle banche, e che sia avvenuta anche per Responsabilità <RES> dei lavoratri, e soprattutto dei loro sindavati: e qusto non perchè io voglia giocare qualche carta a favore della famiglia Riva e del suo management ( nessuno di loro mi è simpatico ), ma solo per esortare i lavoratori a gestirsi sempre in proprio i loro problemi, a raccogliere le loro scelte con una votazione, e poi a delegare qualcuno che non rappresenti loro, ma spieghi i risultati di quella votazione. Adesso, senza entrare in inutili polemiche, occorre che la Magistratura decida a qule periodo, degli ultimi 20 anni, debba essere estesa l’indagine, e per quel periodo costituisca una sorta di <psgf>, un pool di legali esperti nei problemi economici e del lavoro, di commercialisti, di esperti in metallurgia/ssiderurgia, di esperti in logistica ed esperti in marketing ( nazionale ed internazionale ) nel settore dell’acciaio, affinchè analizzi l’attività dell’ILVA nel periodo prescelto, e risponda alle seguenti quattro domande:

  1. Quali erano le parti e le controparti negli accordi, sui quali si fondò la decisione della famiglia Riva di acquistare l’ILVA ( e le aziende collegate ), e quale fu il piano industriale che fu approvato nell’ambito di quegli accordi;
  2. Analizzando quel piano industriale, se vi si faceva esplicito riferimento al fatto di stoccare le scorie nelle immense aree a disposizione ( in particolare, a Taranto9, e di limtare al massimo il filtraggio dei fumi e la neutralizzazione dei vapori tossici, per ridurre al minimo il “costo della salvaguardia dell’ambiente”;
  3. Se tutte le controparti ( sindacati, amministratori locali, rappresentanti dei Ministeri competenti ) furono esaurientemente nformati su quelle “condizioni-capestro” contenute nel piano industriale, e se esse siano state poste ai voti, e con quali risultati;
  4. Se, analizzando i bilanci dell’ ILVA di quel periodo, ne risultino margini di profitto coerenti con la natura di “industria povera” della produzione di acciaio, o se i profitti sono sati tanto elevati da indurre la conclusione che una parte di essi avrebbe potuto essere utilizzata per ridurre l’impatto ambientale trppo pericoloso, causato dalle produzioni previste;

Come vedete, cari amici, non è nulla di speciale: una semplice verifica tecnico-economica di decisioni, programmi, incassi, stanziamenti, ecc, che molto semplicemente sarà in grado di rivelarci se quella “cartolarizzazione dell’inquinamento ambientale” sia stata una speculazione della proprietà e del management per accumulare profitti oppure un male necessario per garantire all’ILVA di poter continuare a non morire, fungendo quindi da cuore e polmoni artificiali. La mia opinione, viste le dimensioni del problema, è che esso non possa essere la conseguenza di semplici scelte aziendali: la speculazione c’è stata, ma tutte le parti coinvolte nell’accordo ne hanno tratto il loro vantaggio: e le recenti misure di custodia cautelare, adottate dalla Magistratura, sembrano andare in questo senso; anzi, sembrano mirare anche a posizioni molto più in alto. Vedremo. le informazioni in nostro possesso sono ancora troppo scarne, per fare ipotesi… sarebbero solo illazioni, e quindi non servirebbero a nulla.

Rimane l’ultimo aspetto, quello che è ormai diventato trendy: trascuarare ( o meglio, fingere di dimenticare ): la questione morale, come si possa scientemente far morire decine di persone ( compresi dei bambini ), e farne ammalare altre centinaia ( compresi dei bambini ) per arricchirsi su operazioni di questo tipo. Quello che mi meraviglia, molto francamente, è che la mafia locale ( Sacra Corona unita, o come si chiama), non sia intervenuta – a modo suo, ovviamente – per far cessare lo scempio: la mafia, come la conoscevo io, era avida e feroce, ma cercava sempre di non coinvolgere le donne ed i bambini. Questo, purtroppo, è un brutto segno: significa che i vecchi capi-bastone sono stati estromessi, non contano più, adesso comandano i giovani, e questo sicuramente non ci renderà la vita più facile.

Per chiudere, un accenno al conflito di competenze che, stando alle ultime notizie, sembra delinearsi all’orizzonte fra Governo e Magistratura. Con le leggi attuali, e la Costituzione attuale, ha ragione la Magistratura, perchè essa per definizione è indipendnte da qualunque altro potere, dipende dal Presidente della Repubblica solo attraverso la sua posizione di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, e quindi essenzialmente per questioni di disciplina e rappresentanza. E’ questo un tipico caso di conflitto fra Poteri dello Stato, appartenenti a due diversi Circoli Aperti ( vedasi il messaggio precedente ), quello del Parlamento e quello della Magistratura: per cui per dirimere quel conflitto occorre rivolgersi ora alla Corte Costituzionale, solo perchè è l’Istituzione più alta del Paese, non perchè possa interpretare un tale conflitto, che nella Costituzione non è considerato. Com’è noto, il Progetto G.I.S.E. prevede la “chiusura” di tutti i “circoli aperti“, tramite dei ponticelli democratici che uniscano i due estremi aperti, riportando quindi  il problema al popolo, cioè ai cittadini, costituiti in Comitati Civici che si affideranno al (SGN) per farsi tradurre il problema e le varie alternative di soluzione in linguaggio comune, comprensibile a tutti, e per essere assistiti nelle loro decisioni.

Nel prossimo messaggio, conto di scrivere sul tema “Competitività dello Stato – l’UCAS, o Ufficio Complicazione Affari Semplici”sono certo che l”argomento vi interesserà.

10.A794.Felson

 

ADF124 – 6.05.08 – G.I.S.E.(96): (SSG)(9), (SGN)(3), Magistratura(3), (LIA)(2)

6 Maggio 2008 Nessun commento
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ADF78 – 28.03.08 – G.I.S.E.(52): Magistratura(2) e Servizio Giudiziario Nazionale(2)

28 Marzo 2008 Nessun commento

ADF77 – 27.03.08 – G.I.S.E.(51): Magistratura(1), Servizio giudiziario Nazionale(SGN)(1)

27 Marzo 2008 Nessun commento